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VOYAGERLAB

Voyagerlab è un collettivo artistico ideato ed organizzato da Massimo Cartaginese e Oskar Barrile.

Dal 2002, voyagerlab si muove tra pratiche del riciclaggio, geo-psicologia, nomadismo culturale, realizzando interventi di arte pubblica in Italia e all’estero.
Voyagerlab privilegia l’uso di strumenti e procedimenti tipici della riproducibilità tecnica e della comunicazione mediale.


PHONOSFERA
2016
installazione nell’area archeologica del Porto Romano di Ancona

Dai resti dell’antico porto romano di Ancona,  di nuovo,  far vibrare i suoni sedimentati dal Tempo… quelli  delle sue botteghe, il suono delle voci della sua umanità, del suo mare, dei suoi animali,  dei suoi traffici;  la sua fonosfera 

Il suono di una  comunità che si sviluppa attraverso il proprio porto,  luogo di scambio,  di accoglienza, e di ospitalità sin dal momento della sua nascita. 

Poi nel Medioevo Ancona diventa una libera Repubblica Marinara. Nessuna conquista, ma attraverso la navigazione, il viaggio commerciale, espande la propria comunità in altri porti  del Mediterraneo e del Mar Nero, e, viceversa,  include nel proprio quelle delle altre città.

Costantinopoli… Costanza… Trebisonda… Laiazzo… Laodicea… Famagosta… Chio… Alessandria d’Egitto… S.Giovanni d’Acri… il porto dalmata di Ragusa… Segna… Siracusa… Barcellona… Valenza.

Le 15 città sedi di un fondaco anconetano, il quartiere portuale o, a volte una semplice serie di magazzini, empori, alloggi,  per i propri mercanti in un’altra città, non più straniera…un pezzo di Ancona in un altro porto.

Nel 1532, con l’inganno,  Ancona fu posta sotto il dominio diretto dello Stato Pontificio,  che fece bruciare in piazza gli archivi secolari della città: cessava di esistere una Repubblica Marinara indipendente da secoli. 

Oggi, una comunità urbana viva da più di duemila anni conserva di questa vicende poche e disorganiche tracce. Può essere pronta, più di altre, a evocarne la memoria e a farsi raccontare lungamente, attraverso la poesia delle arti: Ancona può essere una città mitica adesso, sostituendo e ampliando le antiche relazioni commerciali, grazie a nuovi rapporti culturali di scambio e condivisione.

Così come al tempo della sua Repubblica la città batteva la propria moneta, l’Agontano, per gli scambi nei suoi fondachi, così oggi un nuovo artefatto, dalla forma sferica come un frutto del corbezzolo (Arbutus unedo) con i suoi tanti semi, simboli di rinascita, da Ancona,  verso i dimenticati fondachi agisca come un catalizzatore di dialogo tra pari, generatore di condivisione e relazione.

L’installazione è parte di un più ampio progetto che si propone di evocare, partendo da una fase della vita bimillenario della città di Ancona, i valori della condivisione, integrazione e solidarietà fra popolazioni differenti.

L’obiettivo è la ricostruzione, da un punto di vista artistico e concettuale, della rete di relazioni che la città aveva intessuto con altre nel Mediterraneo (città allora sedi di antichi fondachi anconetani), nel periodo di indipendenza politica e commerciale della libera Repubblica Marinara, dal XI secolo al 1532.

L’arte può ricostruire questa rete, ampliando e/o sostituendo le sole antiche relazioni commerciali, con rapporti culturali ampi, di scambio e condivisione, avvalendosi -in questo caso- di una nuova narrazione mitica, che scaturisce dalla relativa scarsità dei documenti storiografici di quella Repubblica, disponibili dopo la sua fine.


ASCOLTA L’AUDIO PHONOSFERA
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