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JUNE JULIAN – Atlantic Blues. Paintings from the Edge

Associazione Culturale Galleria Puccini || 7 – 22 settembre / Inaugurazione sabato 7 settembre ore 18.30

On the water’s edge, sulla riva del mare, è questo il punto d’osservazione dal quale le tele di June Julian, artista newyorkese per la seconda volta ospite della galleria Puccini, ci permettono di contemplare, nella sua più autentica vitalità, l’elemento che ricopre il 71% della superficie terrestre: l’acqua o, per meglio dire, le grandi distese d’acqua salata che chiamiamo oceani e mari.

Sul limitare di questa soglia diventiamo parte della stretta contiguità tra uomo e natura e della loro inscindibile interdipendenza, entrando in sintonia con il focus della ricerca artistica di June, che la rivela strenua difenditrice dell’equilibrio naturale, ad oggi ingiustamente e biecamente alterato dal nostro scriteriato modo di vivere in relazione al pianeta tutto. In questa nuova produzione, non solo le acque marine vanno intese come puro elemento naturale, ma ne va considerata anche l’essenza simbolica di cui sono portatrici: attraverso la loro ramificazione sulla superficie terrestre sono congiunzione tra tutti gli esseri viventi del pianeta, nonché culla della civiltà e suo assioma imprescindibile. Una madre che stiamo avvelenando con la nostra mancanza di cure e con il continuo sversamento di rifiuti che ne fa, a tutti gli effetti, una discarica abusiva ignorata e abbandonata a se stessa.

É a compensazione della nostra scarsa connessione emotiva e emozionale che l’artista priva le distese marine di orizzonte, mescidandole alle nuvole dense: come il “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, lo sguardo dell’autrice e quello dello spettatore, si affacciano su di una natura sublime, che dà spettacolo della sua infinità e potenza. Niente in queste rappresentazioni si attiene alle visioni idilliache, serene e immobili delle marine tradizionali: al posto di quella calma serena e indolente, per lo più costellata da elementi umanizzanti come barche, piccoli approdi, casupole e paesini, qui ci troviamo di fronte al moto autentico e palpitante di un elemento vivo e glorioso in una giornata di vento e dense nubi incombenti.

All’impetuosità degli elementi si aggiungono oggetti ad essi estranei che si disseminano tra i cavalloni ondosi senza mai apparire come realmente avulsi dalla composizione: una tavolozza di colori graduata in piena sintonia con oceano e nuvole permette loro, infatti, di integrarsi in maniera camaleontica, fondendosi nelle pennellate sinuose e reclamando un proprio spazio significante e una cifra estetica. Non si tratta solo di denunciare un problema ormai pienamente comprovato, bensì di rendere evidente che elementi come le microplastic beads sono ormai parte integrante del nostro ambiente marittimo e che residui come quelli plastici si fanno armoniosamente trasportare dalle onde fondendosi con la schiuma. La presenza di una carrozza della metropolitana che si allontana condotta dalla corrente è poi denuncia del programma di affondamento delle stesse nell’Atlantico, un’innaturale contaminazione decretata dal comune di New York all’inizio del 2000, per creare una barriera artificiale per il ripopolamento dei fondali marini.

All’aspetto emotivo si somma quello più prettamente tecnico. In “Data point” l’aggiunta di una rete superficiale di piccoli punti richiama alla mente l’ambito statistico, intendendo porre in relazione immagine naturale e dati scientifici riguardanti gli allarmanti valori degli indicatori di compromissione del nostro ambiente naturale: produzione di plastica, livello di innalzamento dei mari, riscaldamento globale, acidificazione degli oceani etc.

È quindi facile intuire quanto sia centrale l’ambiguità del titolo in questa personale: Atlantic blues è una denuncia nei confronti delle angoscianti condizioni di inquinamento dei nostri mari, certo, ma soprattutto la condivisione di un profondo sentimento di melanconia dovuto al rapporto asimmetrico e, in ultima analisi, deleterio, tra la nostra specie e la natura che ci circonda. Nel suo Artistic Statement è l’artista stessa a dichiarare che “il blu è il colore della tristezza e l’oceano è salato come le lacrime”.

Nicoletta Rosetti


Orario: dal martedì alla domenica ore 17.30 – 19.30

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